L’impatto dell’Ai sul mondo del lavoro: potrebbe creare 170 milioni nuovi posti di lavoro, ma 92 milioni diventerebbero a rischio

AI lavoro

Nel prossimo futuro, l’intelligenza artificiale cambierà radicalmente il mercato del lavoro, generando sia nuove opportunità che sfide significative per i lavoratori. Un rapporto del World Economic Forum, pubblicato a gennaio 2025, prevede che l’AI creerà circa 170 milioni di nuovi posti di lavoro a livello globale entro il 2030, ma, allo stesso tempo, circa 92 milioni di posti potrebbero essere a rischio di automazione nei prossimi cinque anni. Questo scenario richiede una risposta urgente: l’adeguamento delle competenze professionali e la preparazione per affrontare una transizione occupazionale senza precedenti.

Ecco le tappe del cambiamento

Con l’adozione crescente dell’AI, molti settori, soprattutto quelli legati a compiti ripetitivi e a bassa specializzazione, sono destinati a subire cambiamenti significativi. A rischio sono principalmente lavori nei settori manifatturiero, logistico e amministrativo, dove i compiti meccanici e di routine possono essere facilmente automatizzati. L’AI sta già trasformando processi come l’automazione dei magazzini, la robotizzazione nella produzione e il controllo qualità, sostituendo funzioni tradizionali come quelle degli operatori di call center e dei data entry.

Tuttavia, il panorama occupazionale non è esclusivamente negativo. Entro il 2030, saranno creati 170 milioni di nuovi posti di lavoro, soprattutto nei settori tecnologici, della gestione dei dati e della cybersecurity. Le competenze in intelligenza artificiale, big data e sicurezza informatica saranno tra le più ricercate, alimentando la domanda di professionisti altamente qualificati come programmatori, data scientist e esperti di cybersecurity. L’integrazione tra competenze tecnologiche avanzate e competenze trasversali, come la leadership e la gestione dell’innovazione, rappresenterà la chiave per il successo nel futuro mercato del lavoro.

L’Importanza della riqualificazione: prepararsi al futuro

Il futuro del lavoro non è scritto: le opportunità generate dall’intelligenza artificiale dipendono dalla capacità dei lavoratori di adattarsi ai cambiamenti in corso. Secondo il WEF, 59 lavoratori su 100 necessiteranno di un aggiornamento delle proprie competenze (upskilling) o di una completa riqualificazione (reskilling) per rispondere alle nuove esigenze del mercato. Il rischio di disoccupazione legato all’automazione può essere mitigato se vengono adottate politiche efficaci di formazione e adattamento, garantendo che i lavoratori possano integrarsi nelle nuove opportunità create dall’AI.

Un aspetto centrale sarà garantire che le transizioni occupazionali siano gestite in modo inclusivo. Se circa l’11% della forza lavoro non riceverà la formazione adeguata, rischia di rimanere escluso dalle opportunità derivanti dalle nuove tecnologie. In questo contesto, sarà fondamentale implementare programmi educativi e di formazione continua, che coinvolgano sia le istituzioni pubbliche che il settore privato.

Le professioni a rischio e quelle che resistono all’Intelligenza Artificiale

Nel prossimo decennio, alcune professioni saranno maggiormente esposte ai rischi derivanti dall’automazione e dall’intelligenza artificiale. In cima alla lista troviamo le professioni intellettuali automatizzabili, come matematici, contabili, tecnici della gestione finanziaria, statistici e esperti in calligrafia, ma anche ruoli come economi, tesorieri, periti e valutatori di rischio. I compiti ripetitivi e a bassa specializzazione sono quelli che l’AI sarà in grado di svolgere in modo più efficiente, riducendo la necessità di intervento umano in settori come la gestione delle imprese private e pubbliche, e il lavoro bancario.

D’altro canto, alcune professioni emergono come altamente complementari all’AI. Queste figure sono indispensabili per integrare le capacità tecnologiche con le competenze umane e comprendono ruoli dirigenziali come i direttori della finanza, dell’amministrazione e delle risorse umane, ma anche professionisti legali come avvocati, notai e magistrati, nonché esperti in psicologia clinica, archeologia e discipline religiose. Queste professioni, in particolare, richiederanno competenze umane e decisionali che l’AI non può sostituire, ma semmai potenziare.

Italia e l’adattamento all’Intelligenza Artificiale

In Europa, l’Italia presenta un ritardo significativo nell’adozione dell’AI rispetto alla media europea. Nel 2024, solo l’8,2% delle imprese italiane utilizza sistemi di AI, un dato ben al di sotto della media UE (13,5%) e di paesi come la Germania (19,7%) e la Spagna (11,3%). Questo gap è particolarmente evidente nei settori del commercio e della manifattura, dove molte piccole e medie imprese italiane fanno fatica a investire in nuove tecnologie.

Tuttavia, l’introduzione dell’AI ha anche un potenziale positivo per l’economia. Si stima che l’AI possa contribuire a un aumento del PIL italiano fino a 38 miliardi di euro nei prossimi dieci anni, con una crescita dell’1,8%. La produttività potrebbe beneficiare enormemente dell’adozione di tecnologie AI in vari settori, sebbene ciò richieda un impegno significativo nell’adattamento e nella formazione dei lavoratori.

Il futuro del lavoro e le nuove opportunità

L’AI è già una realtà per molti lavoratori italiani, soprattutto nei settori più giovani. Il 23,3% degli italiani utilizza l’AI per la scrittura di e-mail, il 25% per la redazione di report, e il 18,5% per la creazione di curricula. I giovani (18-34 anni) sono i più propensi a utilizzare queste tecnologie, con il 35,8% di loro che impiega l’AI per scrivere report, contro il 23,5% degli over 45. Questo cambiamento sottolinea come la formazione e l’adattamento alle nuove tecnologie possano portare a nuovi modelli di lavoro, favorendo l’integrazione delle capacità umane con quelle dell’AI per creare un futuro del lavoro più dinamico e innovativo.

L’Ai Come Motore di Crescita

L’intelligenza artificiale non solo cambierà il modo in cui lavoriamo, ma aprirà anche nuove frontiere occupazionali, stimolando la crescita economica e creando opportunità in settori fino ad oggi impensabili. Il futuro del lavoro sarà plasmato dalla capacità di innovare e di rispondere tempestivamente alla necessità di aggiornamento delle competenze, così che i lavoratori possano affrontare con successo le sfide dell’automazione. Il messaggio è chiaro: per affrontare il futuro, è essenziale investire nell’educazione, nell’adattamento delle competenze e nella preparazione alle nuove frontiere del lavoro.