L’Intelligenza Artificiale è ormai una realtà conosciuta da quasi tutti gli italiani. Secondo la ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il 99% dei cittadini italiani è familiare con il termine, mentre l’89% ha sentito parlare di Ai generativa, con un incremento significativo (+32 punti rispetto al 2023). Tuttavia, nonostante la crescente consapevolezza e l’atteggiamento generalmente favorevole nei confronti di questa tecnologia, permangono forti preoccupazioni, in particolare riguardo alla manipolazione dell’informazione e all’impatto sul mercato del lavoro.
Il sentimento degli italiani verso l’intelligenza artificiale
In termini di opinioni generali, l’Italia si distingue tra i Paesi europei per il suo atteggiamento positivo nei confronti dell’IA. Il 59% degli italiani ha un’opinione favorevole sulla tecnologia, un dato significativamente più alto rispetto al 47% dei britannici e al 42% dei francesi. Nonostante ciò, si nota un lieve calo di ottimismo rispetto al 2023, con una diminuzione di 8 punti percentuali. Ciò potrebbe essere legato a una maggiore consapevolezza dei potenziali rischi legati a questa tecnologia, come la manipolazione delle informazioni e le conseguenze occupazionali.
Le preoccupazioni sull’impatto occupazionale
Le preoccupazioni principali riguardano principalmente due aspetti: il rischio di manipolazione delle informazioni e l’impatto che l’Ai potrebbe avere sul mercato del lavoro. Sebbene la maggior parte degli italiani riconosca i benefici potenziali dell’Ai, come il miglioramento dei processi aziendali e l’automazione di compiti ripetitivi, rimane alto il timore che l’automazione possa ridurre le opportunità occupazionali, specialmente per le professioni più vulnerabili ai cambiamenti tecnologici.
Sul fronte lavorativo, il 31% delle interazioni con Ai generativa in Italia è legato a compiti professionali. Un dato simile a quello francese (29%) ma inferiore al Regno Unito, dove la percentuale arriva al 40%. Nonostante ciò, solo il 17% dei lavoratori italiani che hanno avuto esperienza diretta con l’Ai in ambito aziendale la valuta molto positivamente, una percentuale che si allinea con quella francese, ma che è ben al di sotto di quella registrata nel Regno Unito (40%). Questo non significa che gli italiani siano contrari all’uso professionale dell’IA: il 15% si oppone all’adozione, mentre la maggior parte è favorevole, ma con la necessità di una gestione attenta e consapevole.
Il mercato dell’Intelligenza artificiale: Italia agli ultimi posti in Europa
Nel 2024, il mercato italiano dell’Ai ha raggiunto un valore di 1,2 miliardi di euro, con una crescita del 58% rispetto all’anno precedente. Nonostante questo boom, l’Italia si trova ancora in fondo alla classifica tra otto Paesi europei in termini di adozione dell’Ai. Le soluzioni di Ai più diffuse in Italia riguardano principalmente i sistemi di Data Exploration, Prediction & Optimization (34%), utilizzati per attività come la previsione della domanda, l’ottimizzazione dei flussi di trasporto o la gestione della produzione. A seguire, le soluzioni di Text Analysis, Classification & Conversation Systems (32%) mostrano una crescita impressionante (+86%), in particolare grazie all’adozione di strumenti di Retrieval Augmented Generation applicati a normative e documenti aziendali.
Le Pmi e l’adozione dell’intelligenza artificiale
Nonostante l’interesse crescente delle piccole e medie imprese (PMI) italiane verso l’Ai, l’adozione pratica rimane limitata. Ben il 58% delle PMI ha mostrato interesse verso l’Ai, alimentato anche dall’attenzione mediatica e dalla disponibilità di soluzioni low-cost e pronte all’uso. Tuttavia, solo il 7% delle piccole imprese e il 15% delle medie imprese hanno avviato progetti di Ai, principalmente focalizzati sull’efficienza operativa e sull’ottimizzazione dei processi produttivi. Un ostacolo significativo all’adozione dell’Ai è rappresentato dall’immaturità nella gestione dei dati, elemento essenziale per sfruttare appieno il potenziale della tecnologia.