L’Ai e la nuova era dell’informazione. L’Assisi Act affronta le principali questioni etiche e le nuove responsabilità per i giornalisti

Uno dei settori in cui si sta avvertendo in maniera dirompente l’impatto dell’Intelligenza Artificiale è senz’altro quello legato alla comunicazione e al giornalismo. Le notizie vengono selezionate e scritte da algoritmi, i contenuti sono sempre più personalizzati e la velocità di diffusione dell’informazione ha raggiunto livelli mai visti prima. Ma questa rivoluzione porta con sé anche grandi rischi: la disinformazione, la manipolazione attraverso i deepfake, la perdita della dimensione umana del giornalismo. In questo scenario, emerge con forza la necessità di un codice etico per garantire che l’AI rimanga al servizio della conoscenza e della società.

Da questa esigenza nasce l’AI Assisi Act, un documento che non si limita a elencare principi astratti, ma propone una visione concreta su come l’AI debba essere gestita nella comunicazione e nel giornalismo. Presentato presso l’Associazione della Stampa Estera a Roma, il documento rappresenta un richiamo collettivo alla responsabilità nell’uso della tecnologia, coinvolgendo giornalisti, accademici e istituzioni.

AI Assisi Act: un codice etico per la comunicazione del futuro

L’AI Assisi Act è stato promosso dai frati minori conventuali del Sacro Convento di Assisi insieme all’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria. La sua prima presentazione ufficiale è avvenuta il 15 settembre scorso, durante il Cortile di Francesco, un evento culturale che si tiene ogni anno nella città di San Francesco. La Carta è stata tradotta in sei lingue – inglese, francese, spagnolo, tedesco, cinese e giapponese – con l’obiettivo di promuovere un dibattito globale sull’etica dell’AI.

Il documento si basa su alcuni principi chiave:

  • Centralità dell’uomo e della sua dignità: la tecnologia deve essere un mezzo per migliorare la vita umana, non un fine in sé.
  • Trasparenza e tracciabilità: è essenziale che i contenuti generati dall’AI siano chiaramente identificabili e non confondibili con quelli prodotti dall’uomo.
  • Tutela del diritto d’autore: il lavoro intellettuale e creativo deve essere protetto dall’uso indiscriminato delle macchine.
  • Responsabilità etica: l’AI non deve essere uno strumento di manipolazione o disinformazione, ma un supporto alla conoscenza e al dialogo democratico.

Come ha sottolineato fra Giulio Cesareo, «l’AI non è una fatalità, ma il frutto della creatività umana. Per essere davvero progresso, deve mettersi al servizio della vita e dell’intera famiglia umana».

Un dibattito sempre più polarizzato

Il dibattito sull’AI è sempre più polarizzato: da una parte, chi la vede come una risorsa inestimabile per migliorare l’informazione e la conoscenza; dall’altra, chi teme un futuro in cui le macchine prenderanno il posto degli esseri umani. Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, ha evidenziato questa ambivalenza: «Se la utilizzeremo per migliorare, velocizzare, implementare e approfondire l’informazione sarà un cambiamento straordinario; se la useremo solo per automatizzare e sostituire l’uomo sarà un disastro».

Il sottosegretario Alberto Barachini con delega all’Informazione e all’Editoria ha invece posto l’accento su tre grandi sfide che il governo sta affrontando:

  • La protezione del diritto d’autore per evitare che i contenuti generati dall’AI diventino un terreno di sfruttamento illecito.
  • La necessità di identificare i contenuti prodotti dall’AI, per garantire trasparenza nell’informazione.
  • La lotta contro i deep fake, che minano la fiducia nelle notizie e nell’integrità del giornalismo.

Il nuovo ruolo del giornalista

Con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale, il ruolo del giornalista è destinato a evolversi. Non si tratta più solo di raccogliere e diffondere informazioni, ma di interpretarle, contestualizzarle e verificarle con maggiore attenzione. L’AI può essere un potente strumento di supporto, ma non potrà mai sostituire l’esperienza, l’etica e il pensiero critico di un professionista dell’informazione.

Come ha sottolineato Mario Morcellini, professore emerito in Sociologia della Comunicazione e dei Media digitali alla Sapienza Università di Roma «la conoscenza non è la quantità di dati, ma il modo in cui diventano parte della nostra coscienza e soggettività».

Il giornalista del futuro dovrà essere sempre più un mediatore tra la tecnologia e il pubblico, capace di sfruttare l’AI per migliorare la qualità dell’informazione senza rinunciare alla propria responsabilità. Questo significa adottare un approccio consapevole, in cui l’AI diventa un alleato e non un sostituto della professionalità umana.

L’osservatorio permanente: un impegno concreto

L’AI Assisi Act non si ferma alla teoria. Durante la conferenza stampa è stato annunciato un progetto fondamentale: la creazione di un osservatorio permanente per monitorare l’impatto dell’AI sulla comunicazione e sull’informazione. L’obiettivo è valutare costantemente l’applicazione delle linee guida della Carta e promuovere iniziative formative nelle scuole e nelle università.

Un modello per il futuro

Il valore dell’AI Assisi Act non sta solo nei principi che promuove, ma anche nel suo metodo: un approccio inclusivo, che parte dai territori, dalla società civile e dalle istituzioni per costruire un modello di governance etica della tecnologia. Come ha sottolineato Giovanni Parapini, direttore della sede umbra Rai, «il fatto che l’AI Assisi Act sia partito dai territori dimostra che c’è ancora un contatto umano e un confronto che fa comunità».

Il modello in cui si rispecchia TGWEBAI che proprio con iniziative dal basso e con una grande attenzione ai percorsi formativi vuole offrire il proprio contributo ad un utilizzo consapevole, etico e responsabile dell’Ai.