La nuova era Trump-Musk: saltano i confini tra politica, tecnologia e economia. E l’Europa rischia di essere schiacciata

L’elezione, plebiscitaria, di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha portato a una convergenza senza precedenti tra potere politico e tecnologico. Seppure non si tratta di un inedito che politica, potere economico e potere tecnologico vadano a braccetto, stavolta si avverte qualcosa di diverso nel senso delle proporzioni.

Le presenze alla cerimonia

Le grandi aziende tecnologiche, da Meta a Tesla, passando per OpenAI e Amazon, non sono più semplici protagoniste dell’economia digitale, ma sembrano pronte a diventare attori centrali della scena politica e decisionale globale. Come dimostrato plasticamente dalla presenza dei big dell’hi-tech alla cerimonia di insediamento di Trump. Nell’attesa di capire come si andranno a delineare le nuove politiche Usa, l’Europa è chiamata a svegliarsi e ad accettare il confronto con un mondo nuovo e una nuova era.

Dalla Silicon Valley alla Casa Bianca

L’insediamento di Trump è stato segnato dalla partecipazione dei leader delle Big Tech, culminando con la nomina di Elon Musk a capo del neonato Department of Government Efficiency. Musk, già figura chiave nel mondo tecnologico, ha ora il potere di ridisegnare la spesa pubblica americana, confermando il trend della convergenza tra competenza tecnica e potere decisionale. Altri personaggi vicini alla Silicon Valley, come David Sacks e Jared Isaacman, sono stati nominati a ruoli strategici nell’amministrazione, rafforzando ulteriormente il legame tra governo e tecnologia.

Le diversità rispetto al passato: non ci sono filtri democratici

Questa nuova era vede l’emergere di figure che uniscono la leadership tecnologica a quella politica ed economica, un fenomeno che sfuma i confini tra scienza, affari e governance, ma che pure non è nuovo. Storicamente, personalità come Robert Oppenheimer hanno avuto un’influenza determinante sul progresso scientifico, ma le loro azioni erano supervisionate e finanziate da Stati democratici. Oggi, invece, i leader tecnologici non hanno bisogno di intermediari: Musk può decidere autonomamente di investire miliardi nello sviluppo di tecnologie come l’intelligenza artificiale o le reti satellitari, influenzando direttamente le dinamiche geopolitiche, come accaduto con il ruolo di Starlink nel conflitto in Ucraina. Starlink che, da ultimo, ha infiammato anche la polemica in Italia con il governo nazionale costretto a precisazioni e smentite sui rapporti con Musk.

L’Europa rischia di restare tagliata fuori e con un ruolo subalterno

Mentre gli Stati Uniti e la Cina consolidano il potere delle loro élite tecnologiche, l’Europa rischia di rimanere schiacciata. Le sue regolamentazioni, come il Digital Services Act o il Regolamento sull’Intelligenza Artificiale, rappresentano tentativi di frenare le derive delle grandi aziende tecnologiche, ma rimangono strategie difensive. Per mantenere la competitività globale, gli economisti stimano che l’Europa debba investire almeno 500 miliardi di euro all’anno. Ma occorre capire come investirli e fino a che punto rendere stringenti le normative volte ad arginare le anomalie di Ai e strumenti digitali. L’abbandono dei modelli di fact-checking da parte di Meta rischia di dare il via libera a un’informazione più libera, ma senza filtri di veridicità, che può influenza in maniera falsata e più incisiva le opinioni degli utenti dei social network. Stringere i lacci normativi in Europa può avere un senso mentre la tendenza Usa, e probabilmente mondiale, sarà quella di spingere forte su una libertà senza barriere?

La necessità di una nuova visione

Per l’Europa, dunque, la soluzione non può limitarsi alla regolamentazione. Serve una strategia ambiziosa che unisca investimenti in infrastrutture tecnologiche europee, sostegno all’innovazione locale e un approccio equilibrato tra sviluppo economico e tutela dei valori democratici. Il rischio per l’Europa è chiaro: se non riuscirà a costruire una visione autonoma e competitiva, finirà per giocare un ruolo marginale in un mondo dominato da oligarchie tecnologiche. Tuttavia, questa crisi rappresenta anche un’opportunità per ripensare il modello di sviluppo europeo, fondandolo su innovazione, equità e sostenibilità. Una sfida titanica, ma necessaria per evitare di essere travolti da un futuro in cui potere e tecnologia si fondono in un’oligarchia globale. Una sfida che richiede prima di tutto formazione, nuove competenze e nuovi luoghi di confronto. E una politica europea che torni a guidare i processi e non soltanto a subirli.