Intelligenza artificiale: ottimismo tra i Ceo Italiani, ma la carenza di competenze resta un ostacolo

L’Intelligenza artificiale è ormai al centro delle strategie aziendali in Italia. Secondo la 28esima edizione dell’Annual Global CEO Survey condotta da PwC, l’ottimismo dei CEO italiani è palpabile: il 75% di loro si dichiara favorevole all’integrazione dell’IA nei processi aziendali, un dato superiore alla media globale del 67%. La fiducia in questa tecnologia è tale che oltre il 60% degli intervistati si aspetta un incremento della redditività grazie all’adozione della GenAI (Intelligenza Artificiale Generativa) nei prossimi 12 mesi.

L’Ai come leva per l’innovazione e la redditività

L’adozione di IA sta già mostrando i suoi frutti, con il 40% dei CEO italiani che riportano un aumento dell’efficienza dopo aver implementato soluzioni di Ai. La GenAI, in particolare, rappresenta una priorità per il 61% dei leader italiani nei prossimi tre anni, con l’obiettivo di sfruttarla per migliorare i modelli di business. Tuttavia, l’adozione dell’Ai non si limita alla sola efficienza: molti CEO vedono in questa tecnologia anche l’opportunità di creare una cultura aziendale più agile e innovativa, necessaria per competere nell’attuale panorama globale.

Le preoccupazioni: carenza di competenze e sostenibilità economica

Nonostante l’ottimismo sull’impatto dell’Ai, i CEO italiani esprimono preoccupazioni significative riguardo la carenza di competenze necessarie per supportare questa trasformazione. Il 35% degli intervistati identifica la mancanza di competenze come un ostacolo cruciale per la sostenibilità economica delle proprie imprese. Questo dato è ben più alto rispetto alla media globale, dove la percentuale si ferma al 23%. Inoltre, sebbene la maggioranza dei CEO italiani sia ottimista, più della metà ritiene che, seguendo l’attuale percorso, la propria azienda non sarà più sostenibile economicamente nel giro di dieci anni.

L’Intelligenza artificiale e il futuro del lavoro

Uno dei temi più discussi in relazione all’IA è quello della disoccupazione tecnologica, con il timore che l’automazione e l’adozione di soluzioni intelligenti possano portare a una riduzione dei posti di lavoro. Tuttavia, la maggioranza dei CEO italiani (45%) non vede l’Ai come una minaccia, ma piuttosto come una leva per creare nuove opportunità occupazionali. Secondo le previsioni, nel 2025 le aziende italiane potrebbero aumentare il numero dei dipendenti, grazie all’espansione delle attività legate all’innovazione tecnologica.

La percezione della competitività globale

In termini di competitività rispetto ad altri Paesi europei, i CEO italiani si percepiscono in vantaggio su diversi fronti. Il 58% degli intervistati ritiene che la cultura aziendale flessibile e orientata al cambiamento rappresenti un punto di forza, seguito dalla proattività verso ricerca e innovazione (55%) e dall’abilità nel promuovere il marchio aziendale (44%). Tuttavia, l’Italia rimane indietro in alcune aree, come la trasformazione digitale e l’ingresso in nuovi mercati, dove i leader italiani si sentono meno competitivi rispetto ad altre realtà europee.