L’Unione Europea sta affrontando una sfida critica nel settore dell’Intelligenza Artificiale: mentre gli Stati Uniti e la Cina investono pesantemente per sviluppare nuove tecnologie, l’Europa sembra trovarsi in difficoltà, limitandosi principalmente a regolamentare l’uso dell’Ai senza un piano concreto di sviluppo industriale. È questo l’allarme lanciato da Fabio De Ponte, ricercatore presso il laboratorio di Intelligenza Artificiale dell’Università Libera di Bruxelles (VUB) e membro del gruppo di ricerca Hermes, in un’intervista rilasciata all’Adnkronos.
L’assenza di una politica industriale per l’Intelligenza artificiale
Secondo De Ponte, l’Europa sta perdendo un’opportunità fondamentale: “Non c’è massa critica negli investimenti e manca una politica industriale mirata all’Intelligenza Artificiale”, ha affermato. Mentre altri Paesi come gli Stati Uniti e la Cina guidano l’innovazione, l’UE sembra limitarsi a regolamentare ciò che è stato già inventato altrove. Questo approccio è destinato a lasciare l’Europa in una posizione di subalternità rispetto ai principali attori globali.
Un esempio emblematico di questo ritardo riguarda l’ultimo annuncio della Commissione Europea, che ha presentato con entusiasmo un progetto per la creazione della “prima famiglia europea di large language model”, simile alla tecnologia di ChatGPT, che verrà sviluppato utilizzando le lingue europee. Tuttavia, l’investimento destinato a questo progetto è stato di soli 56 milioni di euro, una cifra ben inferiore rispetto a quella destinata da giganti come Microsoft.
Un investimento insufficiente per l’innovazione
De Ponte sottolinea quanto risorse scarse possano compromettere la competitività europea in questo campo: “56 milioni di euro sono noccioline per un settore che richiede investimenti ben più consistenti”, ha dichiarato. Per fare un paragone, nel 2019 Microsoft ha investito un miliardo di dollari in OpenAI, la stessa società che ha sviluppato ChatGPT. Lo scorso anno, l’investimento è salito a 10 miliardi di dollari, e quest’anno è previsto un ulteriore investimento di 84 miliardi di dollari per finanziare i data center. Con queste cifre, l’Europa appare lontana dal poter competere efficacemente sul piano dell’innovazione tecnologica.
La storicità del problema europeo
Il tema della carenza di una strategia industriale digitale per l’Europa non è nuovo. De Ponte ha ricordato come già durante il mandato di Mario Monti come commissario europeo, l’Unione Europea si concentrava su questioni secondarie, come le sanzioni a Microsoft per l’abuso di posizione dominante, invece di sviluppare una propria industria tecnologica. Oggi, sebbene l’UE stia cercando di costruire un “contraltare” a OpenAI, con un investimento ridicolo rispetto agli standard globali, la situazione continua a riflettere le stesse carenze di visione e risorse.
L’Intelligenza Artificiale è una delle tecnologie più promettenti per il futuro delle economie globali, ma l’Europa rischia di rimanere indietro se non adotta una politica industriale chiara e ambiziosa. Secondo De Ponte, la chiave per non perdere il passo è un forte impegno nei settori della ricerca e dell’innovazione, con investimenti consistenti, ma anche una pianificazione a lungo termine che coinvolga l’intero sistema industriale europeo. Altrimenti, l’Europa rischia di limitarsi a un ruolo marginale, regolando ciò che altri, più velocemente e con più risorse, stanno inventando.