Ai: Italia in ritardo, l’Ue lancia un piano da 200 miliardi e Meloni sprona il governo. Le opposizioni l’attaccano: dica se sta con Musk o con l’Europa

Parlamento europeo

Il tema dell’intelligenza artificiale torna a occupare una posizione centrale nell’agenda politica del governo italiano, con un forte accento sulle sfide e opportunità che le nuove tecnologie pongono per il futuro del lavoro e per l’economia globale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha recentemente evidenziato i rischi derivanti dalla rapida evoluzione dell’IA, sostenendo che l’Italia e l’Europa non possano permettersi di restare indietro. Questo appello arriva proprio nel momento in cui la Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, ha annunciato un piano strategico da 200 miliardi di euro per sostenere lo sviluppo e l’adozione dell’intelligenza artificiale in Europa.

Meloni: “Siamo in ritardo”

Nel suo intervento all’assemblea nazionale della Cisl, tenutosi all’Auditorium della Conciliazione, Meloni ha sottolineato come l’Italia sia “già in ritardo” nella corsa globale sull’IA, mettendo in guardia sui potenziali effetti devastanti che questa tecnologia potrebbe avere, non solo sui settori a basso valore aggiunto, ma anche su quelli più qualificati. “Siamo verso un mondo in cui sempre più lavoratori rischiano di non essere necessari. Oggi è l’intelletto che rischia di essere sostituito”, ha dichiarato la premier, esprimendo preoccupazione per una concentrazione di ricchezza che potrebbe diventare sempre più verticale e concentrata, se non si adotta un approccio regolamentato e inclusivo.

Meloni ha fatto anche riferimento alla necessità di accompagnare i lavoratori in questa trasformazione, puntando su un piano di reskilling e upskilling per evitare che le competenze vengano superate dalla tecnologia. In particolare, ha parlato dell’importanza di costruire un mercato del lavoro in cui “ancora ci siano operai, tecnici, professionisti che magari svolgeranno quella stessa mansione in un modo diverso”.

Il Piano europeo per l’Ai: 200 miliardi di euro

Il piano presentato dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, prevede 200 miliardi di euro per lo sviluppo e l’adozione dell’intelligenza artificiale in Europa, con l’obiettivo di rafforzare la competitività dell’UE in questo settore cruciale. Di questi, 50 miliardi saranno destinati al programma “InvestAi”, mentre i rimanenti 150 miliardi faranno parte dell’IA Champions Initiative. Questo sforzo collettivo mira a sostenere le imprese e le start-up europee nel campo dell’IA, costruendo una solida infrastruttura e promuovendo l’adozione di tecnologie avanzate.

Da parte del governo italiano, è arrivato un apprezzamento per la proposta della von der Leyen. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha definito il piano europeo come “un passo in avanti importante per l’Europa”, che ora non solo deve definire le regole, ma anche mobilitare risorse significative per sviluppare un ecosistema europeo di IA competitivo a livello globale.

Le critiche alle scelte del Governo italiano e l’assenza di Meloni al vertice di Parigi

Tuttavia, la gestione della questione IA da parte del governo italiano è stata oggetto di critiche. In particolare, l’assenza della presidente Meloni al vertice di Parigi, un incontro chiave per discutere le politiche internazionali sull’IA, ha sollevato perplessità tra le forze di opposizione. Il PD e Italia Viva hanno contestato la scelta di Meloni di non partecipare personalmente, accusando il governo di non assumere un ruolo da protagonista nella scena internazionale.

Vinicio Peluffo, capogruppo dem in commissione Attività produttive di Montecitorio, ha commentato: “Mentre Stati Uniti e Cina stanno investendo massicciamente nell’intelligenza artificiale, dobbiamo chiedere all’Europa di fare di più e all’Italia di essere protagonista. Non possiamo permettere ad Elon Musk di diventare monopolista anche nel settore dell’intelligenza artificiale. Fa mal pensare il fatto che la presidente Meloni non si sia presentata al vertice di Parigi”.

Anche Raffaella Paita di Italia Viva ha sollevato preoccupazioni, chiedendo dove stia l’Italia in termini di infrastrutture, risorse e investimenti per l’IA. La Paita ha sottolineato la necessità di un impegno concreto, indicando che Meloni avrebbe dovuto partecipare di persona ai summit internazionali invece di delegare al ministro Urso. “Temeva forse di infastidire l’egemonia del suo amico Musk?”, ha aggiunto ironicamente, sollevando dubbi sul rapporto tra il governo italiano e le grandi figure tecnologiche internazionali.

Il nostro Paese al bivio

In sintesi, l’Italia si trova a un bivio riguardo al suo ruolo nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Se da un lato Meloni ha lanciato l’allarme sulla necessità di un’evoluzione tecnologica inclusiva, dall’altro, l’assenza al vertice di Parigi e le critiche interne evidenziano le difficoltà del governo nel prendere una posizione forte e visibile in una partita così cruciale.

Con il piano europeo che si fa sempre più concreto, l’Italia deve accelerare i propri sforzi, tanto sul piano delle risorse economiche quanto su quello della leadership politica, per non perdere terreno rispetto agli altri grandi attori globali. Il futuro dell’IA in Europa è in gioco, e l’Italia deve essere pronta a partecipare attivamente a questa nuova era tecnologica, governando i cambiamenti in modo equo e sostenibile.