Con l’approvazione al Senato del disegno di legge delega sull’intelligenza artificiale, l’Italia compie un passo decisivo verso la definizione di una cornice normativa nazionale per una tecnologia destinata a ridefinire profondamente numerosi ambiti della società. Il provvedimento, in attesa ora del via libera della Camera, tocca direttamente anche il mondo dell’informazione e della produzione creativa, sollevando interrogativi cruciali sulla tutela del diritto d’autore nell’era dell’intelligenza artificiale.
Diritto d’autore e creatività umana al centro
Uno dei nodi centrali del disegno di legge riguarda proprio la protezione delle opere create con il supporto dell’intelligenza artificiale. Il testo stabilisce che solo quelle frutto di un apporto umano significativo potranno godere della tutela del diritto d’autore. Una posizione che, da un lato, riafferma il ruolo insostituibile della creatività umana, ma che dall’altro lascia aperti scenari ancora poco chiari su tutto ciò che viene generato autonomamente da algoritmi e modelli generativi.
AI libera di apprendere dai contenuti online
Particolarmente controversa è la previsione che consente l’utilizzo, da parte dei sistemi di AI, di opere e materiali disponibili legalmente online o in banche dati per fini di addestramento. Anche i contenuti giornalistici, quindi, potrebbero essere utilizzati per “allenare” modelli linguistici e generativi, alimentando tecnologie in grado di produrre testi, articoli o contenuti informativi senza alcun intervento umano e, soprattutto, senza alcun riconoscimento o compenso per chi ha originariamente creato quelle informazioni.
L’allarme della Fnsi: “Così si impoverisce l’informazione”
A lanciare l’allarme è la Federazione Nazionale della Stampa Italiana. La segretaria generale Alessandra Costante ha ribadito con forza che l’AI non può diventare uno strumento concorrente del giornalismo professionale, alimentandosi del lavoro intellettuale dei cronisti senza tutele né diritti. L’approvazione del Ddl, sottolinea la Fnsi, rende ancora più urgente chiedere agli editori, in sede di rinnovo contrattuale, il pieno riconoscimento della proprietà intellettuale dei giornalisti.
Secondo il sindacato, permettere alle aziende tecnologiche di attingere indiscriminatamente ai contenuti giornalistici significa esporre l’intero sistema informativo al rischio di una drastica perdita di qualità, a vantaggio di contenuti automatici, replicabili e spesso privi di verifiche. In uno scenario simile, a farne le spese sarebbero i cittadini, sempre più esposti a disinformazione e fake news.
Quale futuro per l’informazione?
Il disegno di legge italiano rappresenta senza dubbio un primo tentativo di regolamentazione dell’AI, ma apre allo stesso tempo una riflessione più ampia su come bilanciare innovazione tecnologica e tutela dei diritti dei lavoratori dell’informazione. La sfida ora è costruire un modello di convivenza tra uomo e macchina che non metta in discussione la qualità dell’informazione, il ruolo del giornalismo professionale e la sostenibilità economica dell’intero comparto.
Il futuro del giornalismo passa anche da qui: dalla capacità delle istituzioni di proteggere chi produce valore culturale e informativo, in un ecosistema digitale sempre più fluido e competitivo. Con un’attenzione particolare rivolta alla tutela del diritto d’autore.